Il peggior modo per affrontare una crisi? Fuggire da se stessi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avete notato come nella vita non si possa sfuggire mai a nulla? Come tutto ciò che avete abilmente occultato, mentito a voi stessi, soffocato in qualche anfratto del vostro essere, prima o poi torni a presentarvi il conto? La soluzione, il concetto romantico che impera è il seguente: il lavoro non va? Si cambia lavoro! Con il partner ci sono problemi? Benissimo, lo si lascia tranquillamente! I figli danno pensieri? Cerchiamo qualcuno che si occupi di loro. La credenza latente è che la causa dei problemi che ci attanagliano, non risieda mai in noi stessi, ma bensì nella situazione stessa, nella circostanza.


Cambiamo casa, città, marito, moglie e come d’incanto il pensiero magico che tutto tornerà a posto si insinua nelle nostre menti. Ma soffermandoci per un momento a riflettere, la domanda dovrebbe sorgere spontanea:ma perchè mai dovrebbe cambiare? Per quale oscura ragione spostare le nostre terga sulla poltrona di un qualsiasi altro ufficio, ritinteggiare le pareti di una nuova casa appena acquistata, flirtare con la nuova fiamma conosciuta al corso di salsa e merengue dopo aver divorziato da nostra moglie, dovrebbe farci credere che è tutto risolto. Presto o tardi, i problemi non tarderebbero a manifestarsi anche nella nuova situazione se questi sono figli di nostri schemi errati di pensiero, comportamento e valutazione.

Troppe volte le nostre esistenze cessano di funzionare soltanto per il semplice fatto che smettiamo di occuparcene o perchè non riteniamo possibile che sia nelle nostre facoltà ottenere chiarezza, consapevolezza e cognizione  semplicemente rimanendo nel qui e ora, assumendoci la responsabilità nel bel mezzo delle nostre difficoltà.
E’ assai più comodo biasimare, addossare colpe, trovare capri espiatori, cercare improbabili fughe, o al contrario, sentirsi l’epicentro di ogni problema, convinto di aver commesso errori irreparabili, di essersi compromesso senza rimedi e di conseguenza convincersi che per il bene nostro e di chi ci vive attorno sia più opportuno togliersi di mezzo.

Le conseguenze di questo nefasto modo di considerare gli eventi e le situazioni è sotto gli occhi di tutti: famiglie smembrate, individui distrutti, soli, sradicati dalla loro essenza, uomini e donne alla perenne ricerca di un senso, che cambiano continuamente lavoro, partner, amicizie, idee, guru, che se soltanto riuscissero ad avere quella determinata persona, fare quel determinato viaggio, leggere quel certo libro….allora si che le cose cambierebbero!!

Ma se devo dirvi la verità, anche la meditazione non rende di per sè immuni da questo schema di ricerca all’esterno di risposte ai problemi personali.  Non per il semplice fatto di seguire una particolare tecnica, uno specifico maestro, una determinata tradizione, possiamo pensare di aver acquistato una garanzia a vita sul prodotto felicità. Molte persone potrebbero ricavare una forte delusione da questo quando, dopo aver praticato da diverso tempo, non vedono accadere il miracolo nelle loro vite. Ci si attacca morbosamente al maestro, alla tecnica, alla teoria, noncuranti del fatto che per quanto possa essere valida una guida, alla fne il lavoro su se stessi va eseguito personalmente.

Tutto questo l’ho imparato a mie spese e sulla mia propria pelle. Non ti nascondo che all’inizio rientravo anch’io in questa categoria di persone, affrontavo i ritiri meditativi, i seminari, le innumerevoli occasioni di potermi confrontare con maestri di grosso calibro, come se di per sè tutto questo fosse garanzia di successo a prescindere. Dopo un ritiro, un particolare periodo di studio ed isolamento, un viaggio in India, tornavo con un livello epidermico di comprensione, di “trasformazione”, che venivano facilmente smontati e resi nulli una volta tornato al caro e vecchio schema di comportamento, sguazzando nella mancanza di chiarezza nei rapporti o nella dissolutezza della vita che conducevo.

Finchè non ho capito che a lungo andare è impossibile sfuggire a se stessi! Che non importa se si utilizzano le droghe, il sesso, il club mediterranée, la meditazione, l’alcol o il cambio continuo di impiego (i modi per sfuggire a se stessi sono innumerevoli!:)) non può esserci crescita sin tanto che la situazione in atto non  verrà affrontata, sino a che non ci lasceremo attraversare e permettere alla stessa di divenire nostra maestra. La modalità per lavorare a questo livello è quella del Qui e Ora. Vale a dire: questa situazione, questo lavoro, questa famiglia, questa ansia, questa depressione, la sfida è permettere alla consapevolezza di lavorare con la situazione in cui ci troviamo e assicurarci di avere fatto tutto ciò che era in nostro potere per trasformarci prima di passare ad altro.

Così, se pensate che la vostra meditazione possa essere noiosa, o non condurre a nulla di buono e che se soltanto poteste avvenirein quel determinato monastero, spiaggia esotica, sull’Himalaya, le cose funzionerebbero meglio, ripensateci. Arrivati in quel tale monastero, su quella magnifica spiaggia, all’interno della vostra grotta sull’Himalaya, vi trovereste con la vostra mente, il vostro corpo, la medesima respirazione che avete qui. Dopo una mezz’oretta, la grotta sarebbe troppo buia, il monastero troppo silenzioso e la spiaggia troppo umida, tanto vale capire ed essere abbastanza intelligenti da restare dove si è ad osservare le cose così come sono, allora, soltanto in quel preciso momento, ci apriremmo alla consapevolezza che ci guarirà e le permetteremmo di far breccia nei nostri cuori.

Se comprendiamo questo, allora e solo allora la grotta, il monastero, la spiaggia esotica potrebbero costituire un valore aggiunto alla nostra crescita, ma altrettanto faranno tutti gli altri momenti e luoghi.

“Il piede mi scivola su una stretta sporgenza; in quella frazione di secondo, mentre aghi di paura mi trapassano il cuore e le tempie, l’eternità interferisce con il presente. Il pensiero e l’azione non sono diversi, e pietre, aria, ghiaccio, sole, paura e l’Io sono uno. È esilarante estendere questa acuta consapevolezza nei momenti più usuali, nell’esperienza momento per momento del gipeto e del lupo, i quali, trovandosi al centro delle cose, non hanno bisogno dei segreti dell’esistere vero. Nel respiro che ora facciamo c’è il segreto che tutti i grandi maestri cercando di dirci, c’è quello che un lama definisce «la precisione e apertura e intelligenza del presente». Lo scopo della meditazione non è l’illuminazione; sta piuttosto nel dare attenzione anche ai momenti non straordinari, nell’appartenere al presente, a nulla se non il presente, nel portarsi questa coscienza dell’adesso in ciascun evento della quotidianità”.

(Peter Matthiessen) – Il Leopardo delle nevi

Mi dispiace. Non ci sono articoli inerenti a questo. Torna a trovarci a breve e vedrai che avremo rimediato ;)

3 Responses to “Il peggior modo per affrontare una crisi? Fuggire da se stessi!”

  1. P scrive:

    Credo che non vi sia nulla di più lontano dal mio essere dalle troppe figure di spacciatori di paccotiglia new age che imperano soprattutto in tempi di estrema e generica (non generale) crisi come questi; è per questo motivo che il mio diffondere il più possibile link a questo blog è stato (e spero continuerà ad essere) accettato dai (pochi, per la verità, considerata la mia totale assenza dai circuiti “social”)selezionati destinatari. Ok, finito il festival delle parentesi. Ti si legge e ti si apprezza, in few words. That’s it.

    • Andrea Terenzi scrive:

      Caro Pietro, mi inorgoglisce alquanto poter essere apprezzato anche da chi non è avvezzo a certe tematiche o da chi ci si sta avvicinando con cautela. Hai ragione, il web è saturo di imbonitori della nuova era, saltimbanco della spiritualità che per il proverbiale quarto d’ora di celebrità warholiano si inventano pratiche e scrivono libri di una pochezza disarmante. I maestri a cui mi ispiro ed i principi a cui mi attengo sono quelli millenari del buddismo theravada e dell’advaita vedanta. Quegli stessi che per secoli e secoli hanno contribuito alla comprovata trasformazione dell’essere umano (ed ora provato anche dalla scienza).
      Su questo blog non troveranno spazio discipline o riferimenti a pratiche attribuibili genericamente alla cosidetta “new age”. Semplicemente non è il mio campo d’azione,

      A presto e sappi che anche a te ti si legge con molto piacere.

  2. Sergio Torino scrive:

    Ci sono sempre meno persone che si “occupano” di RESPONSABILITA’ SOGGETTIVA e ancora meno sono quelli che decidono di responsabilizzarsi…

    Molto piu’ comodo cambiare continuamente percorso,dare la colpa ad altri,e riempire la vita di scuse…

    L’abilita’ di rispondere agli eventi,imprevisti,drammi,gioie,attacchi PUO’ SOLO NASCERE DA NOI.

    La meditazione,le tecniche di vario genere possono aiutare moltissimo ma NOI siamo gli artefici del nostro successo e insuccesso.

    In molti dovranno comprendere questo tipo di scuola di pensiero.

    Il QUI ed ORA NON BASTA.

    Ogni nostra AZIONE porta delle reazioni che possono essere corrispondenti alle nostre aspettative oppure no…

    Cio’ che conta e raccogliere FEEDBACK da ogni esperienza.

    Anche io come te ,tempo fa’ credevo nelle garanzie di successo “a tutti i costi”.

    …Avevo aspettative molto alte (Del tipo: Seguo un GURU e poi divento come lui) e non mi rendevo conto che e’ meglio PENSARE,AGIRE,REAGIRE nel modo piu’ adatto a noi a tutto cio’ che ci circonda.

    Anche io nel caso mi sono trovato a cambiare donne (quando non ero focalizzato e non avevo le idee chiare) cosi’ solo per il gusto di cambiare ma senza un reale motivo per esempio,”introspettivo”.

    Fuggire da se stessi o avvicinarsi a se stessi…

    Possono essere entrambe “cose” da prnedere in considerazione.

    Comunque,splendido articolo:)

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