Intervista a Deborah Papisca autrice del libro “Di materno avevo solo il latte”.

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ un onore, oltre che un piacere, introdurvi l’ospite dell’intervista di quest’oggi. Onore perchè oltre ad essere una mia amica (ritrovata  in rete dopo eoni di tempo senza saperne più nulla) è anche una bravissima scrittrice, ladies and ladies (perchè tanto so già che l’argomento trattato interesserà più le amiche frequentatrici del blog che i maschietti) Deborah Papisca.

Autrice del fortunatissimo libro “Di materno avevo solo il latte”, apprezzatissima blogger, appassionata di filosofie orientali, Deborah ha saputo fissare su carta con tagliente ironia e lucida consapevolezza, una delle esperienze più toccanti ed intime per una donna:la depressione post-parto.

Ma badate bene, qui non siamo dalle parti di Cogne o degli innumerevoli fatti di cronaca che i media morbosamente ci propinano quotidianamente, tutt’altro…..con questo libro si ride e tanto, ci si commuove e ci si sorprende a riflettere. Il flusso narrativo è impetuoso e non di rado potreste riemergere dalla lettura scoprendo di aver trascorso quasi tutta la serata con il libro in mano rapito dal melange obnubilante in esso contenuto.

Cosa succede se una donna gelosa della propria indipendenza, con “sane” inclinazioni ossessivo-compulsive per l’ordine e la pianificazione, rimane incinta? Oltretutto dopo che le è stata diagnosticata l’impossibilità di concepire un bambino? Non può che lanciarsi con entusiasmo in quella che il mondo intero definisce la più grande esperienza della vita.
Per nove mesi Deborah coltiva le più rosee aspettative, annota sogni e bisogni sulla sua stramba agenda in finto coccodrillo e cede al richiamo della temibile Sindrome del Mulino Bianco. Ma ecco il fatidico momento del ritorno a casa dall’ospedale, quando, turbata da inaspettate sensazioni, digita su Google le parole chiave “maternità + pianto incontrollato + avrei voluto non essere mai nata + non pensavo che la vita fosse così di merda” e scopre di soffrire di Dpp, depressione post-parto.

Incapace di provare sentimenti per sua figlia e terrorizzata all’idea di non essere mamma nel Dna, Deborah si ritroverà alle prese con un viscido serpentello – proiezione mentale del suo malessere – che le strapazzerà i neuroni mostrandole un lato oscuro della maternità fatto di angosce e paure. Verrà soccorsa dal suo angelo custode – la forza di volontà – che riuscirà a spingerla a un efficace contrattacco. Dopo impervie riflessioni, faticose conquiste dei ritmi quotidiani, melodrammatiche ma benefiche sedute terapeutiche con uno stoico quanto misterioso maestro di yoga, “contorsionismi” purificatori e la scoperta del mondo delle mamme online, Deborah sperimenterà nuove dimensioni e prospettive di questa irripetibile dis(avventura), ma soprattutto capirà, grazie a una bizzarra catarsi, che anche lei di materno ha molto più del latte.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Deborah:

IL TUO BENESSERE:
Ciao Deborah e grazie, innanzitutto, per avermi concesso una manciata di minuti del tuo tempo. Partiamo dalla fine, ovverosia da oggi. Mamma felice (anche se imperfetta, come ami definirti) scrittrice di successo, blogger affermata, moglie di un “sant’uomo” (che ho la fortuna di conoscere e quindi confermo :) ) immaginavi qualche anno addietro che la tua vita avrebbe preso questa direzione?

 

DEBORAH PAPISCA:
Ciao Andrea ma grazie a te, a una intervista così interessante dedico volentieri anche più di una manciata di minuti…
No, no e ancora no. Mai avrei immaginato di diventare mamma, avere figli non rientrava nelle mie priorità.

 

IL TUO BENESSERE:
Ti va di parlare di ciò che ti è accaduto negli ultimi quattro anni? Del perchè siamo qui a parlare di te, della tua storia e del tuo libro che ne è, in un certo qual modo, il diario di bordo?

 

DEBORAH PAPISCA:
Dal gennaio 2006 e cioè nel momento in cui ho scoperto di aspettare un figlio, la mia vita ha cominciato ufficialmente  a cambiare rotta verso destinazioni sconosciute. La sorpresa è stata grande visto che i luminari di ginecologia mi avevano pronosticato una probabilità su un milione di diventare madre (tutta colpa di una endometriosi di quarto grado, la peggiore malattia per una donna, che ho scoperto di avere all’inizio del nuovo secolo). Ebbene, ti dicevo, quando ho acquistato il test di gravidanza ho osservato come un gufo sbigottito il risultato positivo.  La gravidanza è andata bene, il parto è avvenuto in modo naturale (con improperi e grida disumane durante il travaglio come tradizione richiede). I problemi sono emersi nel momento in cui sono ritornata a casa dopo i tre giorni di degenza ospedalieri. Credevo di venire accolta da un ambiente sereno e quieto e invece c’era una bella depressione post parto a darmi il “bentornata”. E’ stata dura, davvero dura ma questa esperienza mi ha permesso di realizzare un sogno che mi portavo dietro da oltre 20 anni: diventare scrittrice. Per esorcizzare il mio dolore ho messo nero su bianco tutta la mia esperienza di neomamma scalcinata e sono riuscita a “concepire” (per restare in tema) il mio primo romanzo, “Di materno avevo solo il latte”, che ora vaga nelle librerie dello stivale, quando si dice che il dolore se non ti uccide ti fortifica…

 

IL TUO BENESSERE:
Ecco appunto, parliamo più dettagliatamente della Depressione Post Parto. Sembra che ad oggi circa il 10-20% di neomamme ne rimangano vittime, vuoi raccontarci come ne sei uscita e grazie  a quali strumenti?

 

DEBORAH PAPISCA:
Prima di tutto è bene individuare il livello del disturbo. E’ piuttosto diffuso tra le neomamme il cosiddetto baby blues che è solo una crisi passeggera (ha una durata massima di due settimane) che va ad incidere sull’umore della donna (questione di ormoni un po’ turbolenti). In questo caso non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Se le due settimane di pianti e le espressioni da funerale nella neomamma si prolungano nel tempo allora si tratta di una depressione post parto vera e propria, che se non curata a dovere può sfociare addirittura in psicosi post parto e in quel caso è necessario anche il ricovero ospedaliero e la somministrazione di psicofarmaci poiché la mamma non è assolutamente in grado di individuare con raziocinio la situazione in cui si trova rappresentando un grave pericolo per se stessa e il bambino.

Generalmente è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo con cui iniziare un percorso di riabilitazione ma per quanto mi riguarda non mi sono sentita di fare una scelta simile.

La sensazione di fallimento per non essermi subito trasformata nella mamma che sognavo era talmente forte che ho fatto leva sulla mia forza di volontà nel volere almeno tentare di cercare una soluzione “fai da te” e l’ho trovata nello yoga e nella meditazione che hanno rappresentato un anello di congiunzione significativo con il buddismo a cui mi sono avvicinata ufficialmente  tre anni fa.

 

IL TUO BENESSERE:
Parlando di buddismo e di meditazione non hai fatto altro che invitarmi a nozze :) , vuoi darci qualche ragguaglio in più su quale tradizione stai seguendo e peculiarità della  meditazione che pratichi?

 

DEBORAH PAPISCA:
Il buddismo a cui faccio riferimento è quello giapponese (è noto come il buddismo, da Siddharta in poi, si sia diramato nei paesi asiatici assumendo valenze diverse a seconda dei posti in cui si è diffuso) per l’esattezza quello del monaco Nichiren Daishonin che sulla base dei precetti di Siddharta ha diffuso un credo strettamente connesso con la legge mistica di causa ed effetto, in parole povere non c’è un’entità divina a cui rispondere o chiedere la realizzazione dei nostri desideri ma ci siamo noi e solo noi che facendo riferimento alla nostra vita e alle nostre illimitate potenzialità attraverso la preghiera (la recitazione del mandala Nam Mioho Renge Kyo) permettiamo alla buddità (il nono livello di coscienza che non può essere raggiunto con l’intelletto e di cui ogni essere umano ne è dotato) di emergere, e di metterci in sintonia con noi stessi e l’ambiente da cui siamo circondati. In sintesi il buddismo Nichiren dice: “tu e solo tu sei padrone della tua vita e tu e solo tu sei responsabile della tue azioni che nel bene e nel male sono effetti di cause che hai posto in questa vita e in quelle precedenti.” Perciò nel buddismo Nichiren NON esiste la jella o la fortuna. Gli ostacoli vengono considerati ottime opportunità di crescita interiore e il loro superamento contribuisce a farci sperimentare la sensazione di felicità a prescindere. Posso assicurarti che ho vissuto esperienze a cui ancora faccio fatica a credere,  il mio lato razionale ha la tendenza  ad ostacolarmi..!

 

IL TUO BENESSERE:
Concluderei dicendo che mi ha fatto davvero molto piacere ospitarti sul mio blog e ti auguro il meglio per ciò che la vita vorrà riservarti (a te e famiglia, ovviamente). Ma oggi che  il tuo libro è in tutte le librerie italiane, pubblichi per un grande editore, hai superato brillantemente ardue prove davanti alle quali un gran numero di donne si sarebbero arenate, hai un marito ed una figlia meravigliosi, ti sentiresti di affermare:”Sono felice!!”.

 

DEBORAH PAPISCA:
Il piacere è stato mio!  E grazie per l’augurio che ricambio di cuore.

E’ vero, attualmente mi trovo in una fase della vita molto soddisfacente ma è il risultato di un lavoro costante nel tempo in cui ho messo sempre passione (prima di tutto), costanza e tenacia. Il Buddismo mi ha insegnato a dare valore al mio quotidiano, a ritenerlo speciale nel suo aspetto apparentemente noioso (in realtà se solo ascoltassimo con più attenzione ciò che facciamo ogni giorno riusciremmo a scorgere piccoli e grandi segnali dall’universo!) e a godermi il viaggio senza preoccuparmi troppo della meta da raggiungere. Con questa visione della vita non posso che essere felice!

 

Deborah Papisca, laureata in Lingue, lavora dal 2000 all’ufficio stampa della Provincia di Pesaro e Urbino. Collabora come redattrice con il magazine online www.nostrofiglio.it. Notata in rete da “Grazia”, per il suo blog aperto un po’ per gioco, è stata ospite della rivista per una settimana. Appassionata di filosofie orientali e di fantasy, appena può si eclissa in letture buddiste e magiche storie di elfi e maghi. È sposata con quel sant’uomo di Carlo ed è mamma di Camilla, quattro anni e mezzo.

 



Di Materno Avevo Solo il Latte

Deborah Papisca
Baldini & Castoldi – Aprile 2011 – Pg. 271
€ 17,00

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2 Responses to “Intervista a Deborah Papisca autrice del libro “Di materno avevo solo il latte”.”

  1. Marta scrive:

    Ho letto il libro qualche mese fa’ ed è molto divertente.
    Mi ha aiutato molto, con la sua ironia, ad attraversare un momento
    non molto bello (anche se non avevo avuto figli).
    Grazie a Deborah Papisca per il suo libro.

    Marta s.

    • Andrea Terenzi scrive:

      Si Marta, in effetti è un libro che, nel trattare un tema così “peso” come la depressione post-parto, riesce a divertire e lanciare un fantastico messaggio di speranza e fede nell’uomo.

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